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«Nuovo» diritto di conoscere: istruzioni per l’uso

  • Mercoledì, 14 Giugno 2017
«Nuovo» diritto di conoscere: istruzioni per l’uso

di Francesca Cafiero, Consulente archivista Digital&Law Department e Carola Caputo, Avvocato D&L Department Studio Legale Lisi


Il Dipartimento della Funzione Pubblica, in accordo con l’Autorità nazionale anticorruzione (A.N.AC.) ha, recentemente, adottato la Circolare n. 2/2017, applicativa della disciplina dell’Accesso civico generalizzato (c.d. FOIA), introdotta dal Decreto Legislativo 97/2016. Il provvedimento ministeriale è inteso ad integrare le indicazioni già contenute nelle Linee guida adottate da A.N.A.C. con delibera del 28 dicembre 2016, accogliendo le istanze di “ulteriori chiarimenti operativi, riguardanti il rapporto con i cittadini e la dimensione organizzativa e procedurale interna”, evidenziate dalla successiva pratica applicativa delle nuove disposizioni presso le pubbliche amministrazioni.

Oltre all’attività di monitoraggio svolta nei primi mesi di attuazione del FOIA, il Dipartimento ha sottoposto la bozza di Circolare a consultazione pubblica raccogliendo, dall’11 al 19 maggio 2017, poco più di cento commenti provenienti da privati, organizzazioni, amministrazioni ed istituzioni universitarie e di ricerca.

La Circolare è destinata ad essere recepita da tutte le pubbliche amministrazioni al fine garantire un’applicazione coerente e uniforme del «nuovo» diritto di conoscere.

Le indicazioni ministeriali si concentrano su particolari profili operativi: modalità di presentazione della richiesta; uffici competenti; tempi di decisione; controinteressati; rifiuti non consentiti; dialogo con i richiedenti; Registro degli accessi.

A prescindere dal merito dei contenuti, però, il disinvolto utilizzo di strumenti di soft law da somministrare al personale della P.A. – quasi come un libretto di istruzioni - rischia di svilire la portata della norma primaria, che è e deve restare – se mai fosse necessario precisarlo – la principale fonte di riferimento nell’esercizio dell’azione amministrativa.

La proliferazione di Circolari e Linee guida – non sempre prive di contraddizioni – non può diventare un alibi per esimersi da un’appropriata contestualizzazione delle indicazioni operative nell’ampio scenario normativo degli obblighi di pubblicità e trasparenza amministrativa.

Anzitutto, cercando di sciogliere i nodi interpretativi dell’ennesima riforma sull’accessibilità dei dati pubblici, che si è sovrapposta burocraticamente alla disciplina vigente, imponendo ai cittadini italiani di districarsi in un ginepraio che prevede cinque diverse ipotesi di accesso:

  • Diritto di accesso agli atti del procedimento amministrativo (con precisi limiti di azione)
  • Diritto di accesso civico alla trasparenza sui siti web (con limiti di pubblicazione)
  • Diritto di accesso civico generalizzato (con limiti di esercizio troppo generici)
  • Diritto all’accesso e alla portabilità dei propri dati personali (nei diversi ambiti previsti dalla normativa in materia di protezione dei dati)
  • Diritto di accesso ai propri documenti conservati dalle pubbliche amministrazioni (appena introdotto nell’articolo 43 del Codice dell’amministrazione digitale).

All’ordito musivo finora intrecciato, viene ad aggiungersi un nuovo tassello di supporto, pensato non già per i cittadini (ancora in attesa di una seria e coerente “alfabetizzazione”), ma per le stesse pubbliche amministrazioni, zavorrate da istituti e regole (infelicemente) mutuati dagli altri ordinamenti di common law. È questa, verosimilmente, la prova che l’innesto normativo non è stato accompagno da una chiarezza sufficiente a far maturare nella P.A. una effettiva consapevolezza dei propri doveri, che si riflette, inevitabilmente, nella disapplicazione sistematica dei diritti dei cittadini.

L’errore, qui, è a monte e non si risolve con vademecum confezionati nel tentativo di spiegare leggi mal scritte. La stessa pretesa che una raccolta di istruzioni operative possa realizzare gli obiettivi di semplificazione della Pubblica Amministrazione risulta poco convincente e appare, piuttosto, come l’ennesimo sintomo di un’ipertrofia normativa troppo diffusa.

La semplificazione amministrativa non può tradursi nella visione miope di una rivoluzione digitale astratta dalla progettazione di sistemi di gestione e conservazione documentale, dal coinvolgimento di professionalità diverse e dagli investimenti in formazione. Altrimenti, la trasparenza sarà solo un inutile orpello burocratico.

 

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