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Al bando il riconoscimento facciale: per la città di San Francisco i diritti civili prima di tutto

  • Lunedì, 03 Giugno 2019
Al bando il riconoscimento facciale: per la città di San Francisco i diritti civili prima di tutto

di Mario Montano, avvocato – contributor Studio Legale Lisi


Fin dai tempi più remoti gli uomini hanno utilizzato gli strumenti a loro disposizione per sottomettere e controllare altri individui o interi popoli.
Un potente esercito, una religione, un credo, sono stati per millenni al servizio del potere costituito, permettendogli di conquistare e mantenere il controllo sugli altri. Tutti questi mezzi basano la loro efficacia sulla minaccia di un male ingiusto: la morte, una vita ultraterrena piena di sofferenze o un’esistenza priva di significato e sono al contempo riconosciuti o quantomeno riconoscibili.

Oggi il controllo passa attraverso le tecnologie digitali, mezzi anch’essi, il cui significato tuttavia sfugge ai più. Un sapere tecnico e altamente specialistico che esclude chi non ne conosce la chiave di cifratura. Ne conosciamo i benefici meno le insidie, anzi siamo noi che spesso con superficialità acconsentiamo e diamo accesso a dati ed informazioni che ci riguardano, quando accettiamo le condizioni d’uso di un’applicazione, la cookie policy di un sito o semplicemente immettiamo informazioni su un social network (foto, video, audio, ecc.).

Ha suscitato scalpore la notizia che la città di San Francisco, in quella California sede del cuore delle più avanzate tecnologie digitali, la Silicon Valley, abbia adottato un provvedimento che impone limiti all’utilizzo di tecnologie di sorveglianza, in particolare il riconoscimento facciale, e prescrive specifici adempimenti in capo alle autorità municipali, comprese le forze di polizia.

L’ordinanza del Board of Supervisors, una sorta di consiglio comunale con poteri legislativi, adottata con una maggioranza schiacciante, 8 a 1, evidenzia, infatti, la necessità che tutte le suddette autorità debbano:

  • adottare una “Surveillance Technology Policy”, basata sul modello elaborato dal Committee on Information Technology (COIT);
  • procedere ad una preventiva valutazione d’impatto (“Surveillance Impact Report”);
  • consentire i controlli annuali da parte delle autorità competenti;
  • comunicare ogni anno al Board i risultati conseguiti, i reclami ricevuti e i costi delle operazioni di sorveglianza (“Annual Serveillance Report”).

L’atto della City di San Francisco ha interpretato un crescente malcontento negli USA nei riguardi del riconoscimento facciale, che le agenzie governative stanno utilizzando da anni e divenuto ancora più potente grazie allo sviluppo del cloud computing e dell’intelligenza artificiale, ma che ha mostrato tutti i suoi limiti, come emerso da un recente studio del Mit Media Lab, che ha messo in luce come il riconoscimento facciale commetta errori quando si tratta di donne e minoranze etniche, specie se di pelle scura. A tal proposito vale la pena riportare alcuni brani dell’ordinanza in commento: “While surveillance technology may threaten the privacy of all of us, surveillance efforts have historically been used to intimidate and oppress certain communities and groups more than others, including those that are defined by a common race, ethnicity, religion, national origin, income level, sexual orientation, or political perspective”. “The propensity for facial recognition technology to endanger civil rights and civil liberties substantially outweighs its purported benefits, and the technology will exacerbate racial injustice and threaten our ability to live free of continuous government monitoring[1].

Altre città degli Stati Uniti potrebbero presto adottare provvedimenti per limitare l’utilizzo delle tecnologie di sorveglianza, come Oakland o Sommerville, mentre lo Stato del Massachusets pensa ad una moratoria a scopo preventivo, finché la tecnologia non sarà stata migliorata.

Il mercato della “facial biometrics” è in costante crescita. Si stima che oggi valga circa 137 milioni di dollari, cifra che arriverà a 375 milioni entro il 2025. La pressione delle industrie hi-tech sui governi è notevole e sono in tanti a sottolineare quanto sia stato fondamentale sinora l’apporto del riconoscimento facciale nel risolvere casi controversi e prevenire crimini.

In molti stadi, aeroporti si fa già largo uso del riconoscimento facciale e sono tanti i dipartimenti di polizia che lo hanno adottato. Il pericolo che si passi ad un controllo di massa è reale, come dimostra il caso della Cina, dove si fa già ampio uso del riconoscimento facciale e i cittadini sono inseriti in un programma di scoring in grado di assegnare un punteggio sulla base della “rispettabilità” online, da cui far dipendere l’erogazione di servizi e il godimento di diritti, imponendo loro l’utilizzo di wechat per un monitoraggio costante delle persone, in spregio ai fondamentali diritti della persona o la Russia, che ha avviato la realizzazione di una propria rete internet, slegata dai nodi intercontinentali, sotto il costante controllo del governo.

Uno Stato democratico ha il dovere di vigilare sul rispetto dei diritti dei propri cittadini e porre dei limiti legali all’utilizzo di strumenti che minaccino la libertà delle persone. Il riconoscimento facciale, come ogni strumento potenzialmente in grado di controllare massivamente le persone, deve sottostare a rigidi protocolli normativamente previsti, senza che ciò possa impedire il suo utilizzo a fini preventivi e repressivi.

In questa partita tecnocratica l’Unione Europea può giocare un ruolo importante sul piano del rispetto dello stato di diritto. Il GDPR può rappresentare un modello, facendo diventare l’Europa non più centro della economia mondiale, primato perso ormai da tempo, ma esportatrice di diritti e garanzie per le persone.


[1] Sebbene la tecnologia di sorveglianza sia in grado di minacciare la privacy di noi tutti, le attività di sorveglianza sono state usate storicamente per intimidire e opprimere soprattutto determinate comunità e gruppi, inclusi quelli che sono tali per razza, origini etniche, religione, nazionalità, posizione reddituale, orientamento sessuale o idee politiche. La propensione delle tecnologie di riconoscimento facciale a mettere in pericolo i diritti e le libertà civili supera sensibilmente gli asseriti benefici, e la tecnologia finirà per esacerbare il razzismo e minacciare la nostra capacità di vivere liberi dal continuo controllo da parte del governo.


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