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GDPR E SOCIAL NETWORK: Linkedin dà l’esempio

  • Martedì, 13 Marzo 2018
GDPR E SOCIAL NETWORK: Linkedin dà l’esempio

di Redazione


Mancano solo pochi mesi alla piena esecutività del GDPR e in previsione dell’imminente scadenza, alcune realtà di rilevanza internazionale, hanno iniziano ad attivarsi, decidendo di allineare la propria struttura informativa alle disposizioni Europee. Un esempio in questo senso ci viene fornito da Linkedin.

Al fine di evitare le pesanti sanzioni che, è bene ricordarlo, possono raggiungere anche i 20 milioni di euro[1], il noto network professionale ha annunciato che, a partire dal prossimo 8 maggio, modificherà le condizioni di servizio, intervenendo, a livello generale sulla politica inerente alla gestione del patrimonio informativo della community di iscritti, con particolare riguardo per la ridefinizione dell’informativa privacy e per l’adozione dei cookie.

Non si parla quindi di una “semplice” modifica all’interfaccia grafica, bensì di un intervento a tutela dell’utenza e dei suoi dati, con una massimizzazione della trasparenza, uno dei principi cardine del GDPR, così come puntualmente definito dal Legislatore Europeo[2].

Di seguito gli interventi più significativi attualmente previsti:

- semplificazione delle modalità di gestione dei dati in possesso della piattaforma, da parte degli utenti. Saranno inoltre fornite informazioni più dettagliate per la cancellazione e per la segnalazione di eventuali errori;

- maggiore controllo delle pubblicità e delle regole di trasparenza riguardo i dati condivisi con gli inserzionisti;

- inasprimento delle misure in caso di hate speech. I post o le attività di incitamento all’odio saranno oggetto di censura e potranno comportare l’esclusione permanente da Linkedin.

- limitazione della pubblicità occulta per gli influencer. L’utente che condividerà o segnalerà prodotti o servizi dietro corrispettivo economico dovrà segnalarlo alla piattaforma.

Gli interventi predisposti da Linkedin, appaiono sicuramente meritevoli di attenzione e dovrebbero costituire di fatto un modello condiviso da tutte le realtà della sfera social, per dare concreta attuazione alla tutela dell’utenza, la quale ha diritto ad un trattamento dei dati lecito, corretto e trasparente[3], nel rispetto della normativa europea e nazionale di riferimento.

Il parallelismo con Facebook, simbolo della realtà Social, è abbastanza intuitivo, soprattutto in considerazione della massiva attività di profilazione condotta da quest’ultimo. Una percentuale considerevole degli iscritti, infatti, risulta essere stata sottoposta a un processo di classificazione, in base a orientamenti politici, religiosi, sessuali o in ragione dell’origine etnica, trasformando Facebook in un gigantesco database. Dal 25 maggio tuttavia, il trattamento di queste tipologie di dati per la maggior parte rientranti nella categoria dei “dati sensibili” potrà essere effettuata solo con il consenso esplicito degli iscritti, così come previsto dal Regolamento[4] .

Come prevedibile, il nuovo framework di riferimento europeo, non poteva che incidere sull’utilizzo delle piattaforme social, che hanno costruito buona parte della loro fortuna proprio sull’attività di profilazione dell’utenza per finalità pubblicitarie o di marketing, ridisegnandone i confini secondo i principi dettati dal Legislatore Europeo.

 


[1]Regolamento UE 679/2016, art.83 comma 5: “In conformità del paragrafo 2, la violazione delle disposizioni seguenti è soggetta a sanzioni amministrative pecuniarie fino a 20 000 000 EUR, o per le imprese, fino al 4 % del fatturato mondiale totale annuo dell’esercizio precedente, se superiore”;

[2] cfr Regolamento UE 679/2016 considerando n. 39, 40 e artt. 5, comma 1 lett a) - 12;

[3] Ivi, art. 5 comma 1 lett a);

[4] Ivi, art. 9: ”È vietato trattare dati personali che rivelino l’origine razziale o etnica, le opinioni politiche, le convinzioni religiose o filosofiche, o l’appartenenza sindacale, nonché trattare dati genetici, dati biometrici intesi a identificare in modo univoco una persona fisica, dati relativi alla salute o alla vita sessuale o all’orientamento sessuale della persona.

2. Il paragrafo 1 non si applica se si verifica uno dei seguenti casi:

a) l’interessato ha prestato il proprio consenso esplicito al trattamento di tali dati personali per una o più finalità specifiche, salvo nei casi in cui il diritto dell’Unione o degli Stati membri dispone che l’interessato non possa revocare il divieto di cui al paragrafo 1 (…)”.


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