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La verifica dell'identità degli interessati nei fatti di cronaca

  • Lunedì, 06 Novembre 2017
La verifica dell'identità degli interessati nei fatti di cronaca

L’error in personam nell’attività giornalistica

Fra tutti gli errori in cui un giornalista nel divulgare fatti oggetto di cronaca può incorrere uno di quelli più gravi è quello di riportare una notizia di cronaca ad una persona diversa da quella cui il fatto andrebbe riferito.

In questo tipo di errore, che può sembrare a prima vista banale, grossolano ed inescusabile, può, in realtà, incorrere anche il giornalista più diligente ed esperto: si pensi ad un caso di omonimia dove due soggetti, quello cui il fatto dovrebbe essere ricondotto e quello che è stato erroneamente attinto dalla vicenda di cronaca, vivono nella stessa città e si trovano in una situazione sociale ed economica simile.

La suddetta ipotesi, seppure possa sembrare rara ed eccezionale a prima vista ha, contrariamente a quanto ci si possa aspettare, una certa rilevanza nella prassi e, pertanto, merita di essere fatta oggetto di studio.

Un errore simile, lungi dall’essere privo di conseguenze, ha, infatti, pesanti ripercussioni sull’immagine e sulla vita della persona cui la notizia di cronaca è stata erroneamente riferita e produce effetti se non identici almeno simili a quelli derivanti dalla diffusione di una notizia falsa.

La divulgazione di un fatto riferito ad un soggetto diverso da quello cui andrebbe riferito, specie laddove la vicenda assuma una significativa rilevanza mediatica, può infatti provocare alla persona erroneamente fatta oggetto di cronaca, soprattutto a livello di immagine, danni potenzialmente incalcolabili e, pertanto, occorre porre in essere ogni comportamento e cautela necessaria a scongiurare suddetta eventualità.

I riflessi sulla privacy del soggetto erroneamente attinto e la violazione dei principi fondamentali in materia di trattamento dei dati personali.

Al pari della divulgazione di una notizia erronea o non veritiera l’error in personam incide sul diritto alla privacy del soggetto attinto e risulta essere ugualmente lesivo della sua riservatezza.

Seppure i doveri deontologici del giornalista impongano di verificare l’attendibilità delle fonti da cui provengono le informazioni, la fattispecie in esame integra, in realtà, un caso diverso da quello in cui sia stata pubblicata una notizia non veritiera piuttosto che proveniente da una fonte non attendibile.

D’altronde, pur integrando fattispecie differenti, è pur vero che le due ipotesi si prestano a molte similitudini, in quanto entrambe richiedono – per verificarsi - la violazione del principio generale dell’esattezza del dato trattato dal ed entrambe risultano ugualmente lesive della privacy del soggetto erroneamente attinto dalla notizia.

L’errore sulla persona incide, infatti, direttamente sulla sua sfera privata al pari della divulgazione di una notizia falsa ed integra, conseguentemente, una vera e propria violazione dei principi generali in tema di trattamento dei dati personali che si caratterizza, peraltro, per una certa gravità, anche in ragione degli effetti che produce sul soggetto erroneamente attinto.

Quali nuovi obblighi di verifica dei dati personali per il Giornalista nell’ambito dell’esercizio del diritto di cronaca?

L’avvento dell’era digitale e delle nuove tecnologie ha, infatti, inciso notevolmente sul modo in cui l’attività giornalistica viene svolta, e di conseguenza, anche gli obblighi ed i doveri ai quali il Giornalista deve adeguarsi in sede di esercizio del diritto di cronaca sono mutati a seguito dell’innovazione tecnologica.

Anche l’attività di ricerca delle immagini da pubblicare, al pari di quella del reperimento di fonti attendibili è stata profondamente innovata dall’avvento di internet e può essere svolta non solo attraverso laboriose ricerche in polverosi archivi analogici, ma altresì attraverso una ricerca operata su internet utilizzando i motori di ricerca.

Gli algoritmi di ricerca non possono, infatti, al più semplificare l’attività di verifica della rispondenza dell’immagine da parte del giornalista, ma, di sicuro, non possono sostituirsi al Professionista che è sempre tenuto a verificare l’esattezza dell’informazione e, nel caso di specie, la riconducibilità dell’immagine pubblicata al soggetto interessato dai fatti di cronaca.

Questa operazione, che deve sempre porsi alla base dell’attività giornalistica e nell’ambito del trattamento dei dati personali operato dal giornalista, deve essere compiuta con particolare diligenza ed attenzione laddove l’immagine sia stata tratta da internet.

Giova ricordare, al riguardo, come l’immagine personale sia a tutti gli effetti un dato personale identificativo, al pari del nome, del codice fiscale, della voce, delle impronte digitali del traffico telefonico e di ogni altra traccia di noi che rilasciamo nel mondo sia analogico che digitale e, come tale, essa debba essere trattata nel rispetto dei principi generali che regolano l’attività di trattamento.

Se l’esercizio del diritto di cronaca da parte del Giornalista è un fattore che, in sé, già legittima il trattamento del dato[1], questa circostanza non esime il Professionista dal verificare che l’immagine pubblicata risponda effettivamente al soggetto attinto dai fatti di cronaca[2].

Occorre, infatti, evidenziare come la verifica dell’esattezza dei dati personali trattati sia, infatti, un principio generale del trattamento dei dati e come questa sia particolarmente delicata in sede di esercizio del diritto di cronaca.

Peraltro, questa importantissima ed imprescindibile operazione non si esaurisce in una mera verifica circa l’attendibilità delle fonti, ma integra un diverso ed autonomo obbligo correlato all’esercizio del diritto di cronaca.

Al fine di evitare di incorrere nell’error in personam è necessario, dunque, assicurarsi che l’immagine trattata risponda effettivamente al soggetto interessato dalle vicende di cronaca e non a terzi.

Allo scopo, occorre quindi porre in essere delle rigorose procedure di verifica dell’immagine trattata e diffusa, nonché porre una maggiore attenzione alle operazioni di trattamento dei dati personali compiuto in sede di esercizio del diritto di cronaca.

Quali sono le nuove sanzioni previste dal GDPR per l’illegittimo trattamento dei dati personali?

Una maggiore attenzione ai profili di liceità del trattamento deve, peraltro, essere posta in quanto, alla luce nuovo Regolamento Europeo sarà pienamente applicativo a partire dal 25 maggio 2018 il regime sanzionatorio per la violazione dei principi del trattamento dei dati personali verrà significativamente inasprito[3].

Ai sensi dell’art. 83 del GDPR, il Garante della Privacy potrà, infatti, in un’ipotesi come quella in esame, comminare sanzioni amministrative pecuniarie che possono ammontare anche fino a 20.000.000 di euro, o raggiungere, per le imprese, anche il 4 % del fatturato mondiale totale annuo dell'esercizio precedente.

La nuova normativa Europea, lungi dall’interessare solo le imprese che trattano i dati personali, interessa, infatti, altresì le persone fisiche e, nella specie, ogni Professionista che, per lavoro, tratta dati personali quali può essere il giornalista.

Peraltro, il giornalista, laddove incorra in un errore simile non si presta ad essere sanzionato solamente dal Garante; ma rischia, altresì, di essere citato a giudizio da parte del soggetto erroneamente attinto dalla notizia laddove la sua attività abbia provocato una lesione dell’immagine e della reputazione del soggetto leso che, difficilmente, pure all’esito delle operazioni di rettifica[4] si presta ad essere facilmente ripristinata.

   

[1] L’art 6 lett. e) del GDPR stabilisce che il trattamento è sempre considerato lecito laddove questo sia necessario per l'esecuzione di un compito di interesse pubblico o connesso all'esercizio di pubblici poteri di cui è investito il titolare del trattamento.

[2] Al riguardo l’art. 5 lett. d) del GDPR stabilisce che i dati trattati devono essere esatti e, se necessario, aggiornati; devono essere adottate tutte le misure ragionevoli per cancellare o rettificare tempestivamente i dati inesatti rispetto alle finalità per le quali sono trattati («esattezza»).

[3] Gli articoli dal 161 al 166 – Titolo III – Capo I - del Codice della Privacy prevedono, infatti, un quadro sanzionatorio molto più mite rispetto a quello previsto dal Legislatore Europeo.

[4] L’articolo 4 dell’Allegato 1 del Codice della Privacy il Codice di deontologia relativo al trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica stabilisce, infatti che: “Il giornalista corregge senza ritardo errori e inesattezza, anche in conformità al dovere di rettifica nei casi e nei modi stabiliti dalla legge”.


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