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Pubblicazione dei dati su reddito e patrimonio dei Manager PA: vince la riservatezza

  • Martedì, 26 Febbraio 2019
Pubblicazione dei dati su reddito e patrimonio dei Manager PA: vince la riservatezza

di Flavia Piscitelli, giurista - componente D&L NET


Con la Sentenza n.20/2019 la Corte costituzionale ha espresso un giudizio di legittimità relativo all’art. 14, commi 1-bis e 1-ter del D.Lgs n.33 /2013[1] (Riordino della disciplina riguardante il diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni, così come modificato dal dlgs 97/2016) dichiarando illegittimo l’obbligo di pubblicare sui siti istituzionali i dati relativi a reddito e patrimonio dei 140mila dirigenti della Pubblica amministrazione diversi da quelli che ricoprono incarichi apicali.

La Corte ha ritenuto irragionevole il bilanciamento così operato dalla legge tra il diritto alla riservatezza dei dati personali, inteso come diritto a controllare la circolazione delle informazioni riferite alla propria persona, e quello del libero accesso da parte dei cittadini ai dati e alle informazioni detenuti dalle pubbliche amministrazioni, con plauso del Garante.

La questione di legittimità costituzionale dell’art. 14, (sollevata con ordinanza del 19 settembre 2017 dal TAR Lazio), va letta in ossequio alle modifiche apportate dal D.Lgs n.97 del 2016[2] che con l’introduzione del comma 1-bis dell’art 14 del D.Lgs 33/2013 ha equiparato gli obblighi di trasparenza gravanti sui dirigenti a quelli imposti ai titolari di incarichi politici, di amministrazione, di direzione o di governo di livello statale, regionale e locale. Secondo quanto previsto dal comma 1-bis dell’art. 14: Le pubbliche amministrazioni pubblicano i dati di cui al comma 1[3] per i titolari di incarichi o cariche di amministrazione, di direzione o di governo comunque denominati, salvo che siano attribuiti a titolo gratuito, e per i titolari di incarichi dirigenziali, a qualsiasi titolo conferiti, ivi inclusi quelli conferiti discrezionalmente dall'organo di indirizzo politico senza procedure pubbliche di selezione.
Relativamente al comma 1 –ter dell’art. 14, la censura riguarda l’ultimo periodo e prevede che le amministrazioni pubblichino sul proprio sito istituzionale l’ammontare complessivo degli emolumenti percepiti da ciascun dirigente a carico della finanza pubblica.

Precisamente la Corte Costituzionale cercando di creare un bilanciamento tra protezione dei dati personali e interessi costituzionalmente rilevanti, con la sentenza dichiara:

a) l’illegittimità costituzionale dell'art. 14, comma 1-bis del D.Lgs 33/2013 nella parte in cui prevede che le pubbliche amministrazioni pubblicano i dati di cui all'art. 14, comma 1, lettera f), anche per tutti i titolari di incarichi dirigenziali anziché solo per i titolari degli incarichi dirigenziali previsti dall'art. 19, commi 3 e 4, del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165[4] (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche);

b) l’inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionali dell’art. 14, comma 1-ter del D.Lgs 33/2013 in relazione agli artt. 2, 3 , 13 e 117 della Costituzione e agli artt. 7, 8 e 52 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (CEDU);

c) l’infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 1-bis, del D.Lgs. n. 33 del 2013, nella parte in cui prevede che le pubbliche amministrazioni pubblichino i dati di cui all'art. 14,comma 1, lettera c), dello stesso decreto legislativo anche per i titolari di incarichi dirigenziali, a qualsiasi titolo conferiti, ivi inclusi quelli conferiti discrezionalmente dall'organo di indirizzo politico senza procedure pubbliche di selezione.

Alla luce di queste considerazioni la Consulta ha ritenuto la norma illegittima, malgrado la sua funzionalità per il perseguimento degli obiettivi di trasparenza e lotta alla corruzione. I Giudici hanno perciò ritenuto l’estensione dell’obbligo di pubblicazione dei dati riferiti a tutti i manager della Pa la misura che meno garantisce il rispetto del principio di proporzionalità, presidiato dall’articolo 3 della Costituzione.


[1] In tal senso si veda http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2013/04/05/13G00076/sg

[2] In tal senso si veda http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/06/08/16G00108/sg

[3] I dati del 1 comma dell’art. 14 a cui si fa riferimento sono: a) l'atto di nomina o di proclamazione, con l'indicazione della durata dell'incarico o del mandato elettivo; b) il curriculum; c) i compensi di qualsiasi natura connessi all'assunzione della carica; gli importi di viaggi di servizio e missioni pagati con fondi pubblici; d) i dati relativi all'assunzione di altre cariche, presso enti pubblici o privati, ed i relativi compensi a qualsiasi titolo corrisposti; e) gli altri eventuali incarichi con oneri a carico della finanza pubblica e l'indicazione dei compensi spettanti; f) le dichiarazioni di cui all'articolo 2, della legge 5 luglio 1982, n. 441, nonche' le attestazioni e dichiarazioni di cui agli articoli 3 e 4 della medesima legge, come modificata dal presente decreto, limitatamente al soggetto, al coniuge non separato e ai parenti entro il secondo grado, ove gli stessi vi consentano. Viene in ogni caso data evidenza al mancato consenso

[4] A tal punto si vedano i commi 3 e 4 dell’art. 19 del D.Lgs 30 marzo 2001 n. 165.

3 .Gli incarichi di Segretario generale di ministeri, gli incarichi di direzione di strutture articolate al loro interno in uffici dirigenziali generali e quelli di livello equivalente sono conferiti con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro competente, a dirigenti della prima fascia dei ruoli di cui all'articolo 23 o, con contratto a tempo determinato, a persone in possesso delle specifiche qualita' professionali e nelle percentuali previste dal comma 6.

4. Gli incarichi di funzione dirigenziale di livello generale sono conferiti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro competente, a dirigenti della prima fascia dei ruoli di cui all'articolo 23 o, in misura non superiore al 70 per cento della relativa dotazione, agli altri dirigenti appartenenti ai medesimi ruoli ovvero, con contratto a tempo determinato, a persone in possesso delle specifiche qualita' professionali richieste dal comma 6.


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