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Reddito di Cittadinanza: il Garante interviene con una “memoria”

  • Lunedì, 11 Febbraio 2019
Reddito di Cittadinanza: il Garante interviene con una “memoria”

di Redazione


Il Reddito di Cittadinanza (RdC) è forse le più famosa tra le diposizioni urgenti introdotte qualche settimana fa dal dl n.4/2019, recante Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni, che prevede, tra l’altro, anche il trattamento pensionistico noto come quota 100.

Parte della novità di questa misura risiede nell’introduzione della piattaforma governativa dedicata proprio al RdC, presentata solo pochi giorni fa del ministro del lavoro Luigi Di Maio. Il Garante privacy non ha tardato a formulare alcune importanti osservazioni in merito, depositando una memoria in commissione Lavoro al Senato, nella quale si rilevano diverse criticità sotto il profilo della protezione dei dati personali.

Il meccanismo di erogazione del Rdc si basa di fatto sul trattamento su larga scala di “un patrimonio informativo complesso e articolato, fondato sull’interconnessione di molteplici banche dati”, relative non solo al singolo richiedente, ma anche ai componenti del suo nucleo familiare (anche, eventualmente minorenni), pertinenti sia al profilo economico, che alla salute e alla libertà personale. Il decreto legge manca di una definizione sufficientemente chiara delle modalità di consultazione di tali banche dati, né circoscrive i soggetti pubblici coinvolti e i criteri in base ai quali si possa ritenere giustificato l’utilizzo di determinate categorie di informazioni.

Un importante nodo da sciogliere è poi quello che riguarda il corretto utilizzo della carta concessa in dotazione al cittadino: la fruizione del reddito passa, infatti, dal monitoraggio delle spese.
L’Authority ha espresso la necessità di intervenire con un decreto ad hoc per definire le modalità ai fini del controllo del saldo movimenti della carta, da condividere con le piattaforme digitali di Anpal e ministero del Lavoro, per la conduzione delle attività di monitoraggio sistematico degli acquisti effettuati tramite la stessa (suscettibili di comportare l’acquisizione di dati sensibili).

Da dirimere in proposito la questione legata al monitoraggio dei consumi e dei comportamenti dei beneficiari del reddito, di cui sono incaricati gli operatori comunali e dei centri per l’impiego, implicando un’attività di controllo non solo centrale, ma anche locale. Il Garante non manca di notare infatti come “una sorveglianza su larga scala” possa determinare “un’intrusione sproporzionata e ingiustificata” in assenza di procedure ben definite.

Stessa insicurezza riguarda le attestazioni ISEE. Per ottenere il beneficio è infatti necessario che il richiedente fornisca una dichiarazione sostitutiva unica (Dsu), attestante “le informazioni anagrafiche, reddituali, finanziarie e patrimoniali” di tutti i componenti del nucleo familiare. La Dsu è vincolante ai fini del rilascio dell’ISEE ed è precompilata dall’INPS (da quest’anno). Sebbene questa operazione sia subordinata al consenso dell’interessato, il dichiarante avrà a propria disposizione non solo le informazioni da lui stesso fornite, ma anche quelle contenute nelle banche dati dell’INPS e dell’Agenzia delle entrate. Su tale tematica il Garante aveva già intavolato un confronto con Ministero del Lavoro, Inps ed Agenzia delle Entrate, ed esposto l’esigenza di assicurare misure di sicurezza idonee per tutelare i dati personali, scongiurando il rischio di sostituzioni di identità e di attacchi informatici, in particolare presso i Caf.

Da ultimo, il Garante non ha mancato di osservare alcune, pesanti, lacune nella strutturazione del portale governativo, quali l’assenza di un’adeguata informativa privacy, che di modalità di implementazione idonee per la protezione dei dati personali. Delle lacune nella predisposizione di strumenti di interazione con il cittadino che, come ha avuto modo di sottolineare l’avv. Andrea Lisi in un suon precedente intervento, vantano radici che affondano nell'approccio culturale e formativo della PA, chiamata a compiere un lungo percorso di adeguamento in linea con quanto previsto dall’ordinamento Europeo.


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