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Social e protezione dei dati: a rischio anche i non-iscritti!

  • Giovedì, 24 Gennaio 2019
Social e protezione dei dati: a rischio anche i non-iscritti!

di Flavia Piscitelli, giurista - componente del Team Privacy D&L Department


I social network sono diventati ormai parte integrante della nostra vita quotidiana e del comune modo di comunicare. Se valutati unicamente sotto il profilo dell’interazione sociale, gli aspetti positivi di queste piattaforme prevalgono decisamente. Se misurate invece da una prospettiva squisitamente legata alla protezione e alla sicurezza dei dati personali degli iscritti, il piatto della bilancia pende inesorabilmente dal lato del rischio. Tuttavia, come emerso da una recente ricerca, questa condizione di totale insicurezza parrebbe coinvolgere anche coloro estranei al mondo social, i c.d. non-iscritti

Capiamo meglio.  

Un recente studio condotto dai ricercatori dell’University of Vermont (USA) in collaborazione con l’University of Adelaide (Australia), ha rivelato come ad essere a rischio non è solo la privacy di chi è iscritto ai social network, ma anche di coloro che non sono iscritti (o hanno eliminato il proprio account). 
A questo punto la domanda sorge spontanea: come e in quali circostanze si verifica questo fenomeno?

Lo studio, condotto attraverso l’applicazione di un modello computazionale che misura l’entropia (intesa in questo caso come stima dell’incertezza di ciò che l’utente scriverà nei messaggi futuri) ha dimostrato come sia possibile prevedere le future mosse e l’attività di un non-iscritto, attraverso principalmente la condivisione di foto e informazioni immesse in circolo da “amici” che frequentano la piattaforma

Lo studio ha inoltre dimostrato anche quali attività sia possibile condurre sui “profili” dei non-iscritti, attraverso la raccolta indiretta di determinate informazioni: dalla classificazione di preferenze politiche, a quelle religiose o ancora a quelle relative agli acquisiti e consumi. Tutto semplicemente attraverso il monitoraggio del profilo di un "amico" iscritto al social network.  

E’ evidente che la situazione appare alquanto critica. Una volta entrate  (inconsapevolmente) in circolo è difficile che queste informazioni siano cancellate completamente, soprattutto considerando la costante attività di profilazione condotta dai social. Basti pensare al caso clamoroso di Cambridge Analytica, che a mezzo dell’applicazione “thisisyourdigitallife” associata al colosso Facebook, ha permesso la profilazione di 50 milioni di utenti.

In un contesto dove la diffusione via web delle informazioni e delle immagini è diventa virale, è fondamentale  garantire un adeguato livello di integrità e riservatezza dei dati personali oggetto di trattamento così come stabilito dall’art. 5 del Regolamento (UE) 679/2016[1], adottando le misure che si ritengono necessarie per tutelare i dati personali, in modo da scongiurarne un trattamento illecito.
Ma cosa è necessario fare nei casi di totale "incosapevolezza" come quelli rilevati dallo studio?

Non si esclude che il tema delle misure di sicurezza da adottare in ambito “social” possa essere oggetto di un futuro approfondimento anche da parte dell’ EDPB (European Data Protection Board) Comitato Europeo nato per discutere dei temi relativi alla protezione dei dati personali in modo da garantire una corretta applicazione della normativa, il cui ultimo incontro è avvenuto proprio nel corso di questa settimana (22 e 23 gennaio)



[1] Art.5 del Regolamento (UE) 679/2016 “Principi applicabili al trattamento dei dati personali”:  I dati sono  trattati in maniera da garantire un'adeguata sicurezza dei dati personali, compresa la protezione, mediante misure tecniche e organizzative adeguate, da trattamenti non autorizzati o illeciti e dalla perdita, dalla distruzione o dal danno accidentali («integrità e riservatezza»).

 


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